Così combatté ogni giorno per tenerle con sé. Le bambine lo chiamavano “Bubo” ancora prima di riuscire a pronunciare il suo vero nome. Dormivano strette sul suo petto mentre lui prometteva in silenzio che non si sarebbero mai sentite sole.
Passarono sette lunghi anni fatti di sacrifici, stanchezza e amore infinito. E proprio quando pensava che finalmente la vita stesse tornando normale, qualcuno bussò alla porta.
Aprì… e il sangue gli si gelò nelle vene.
Davanti a lui c’era sua madre.
Più magra. Più vecchia. Gli occhi pieni di lacrime e vergogna. Stringeva una piccola borsa tra le mani tremanti.
“Posso entrare?” chiese con voce spezzata.
Lui rimase immobile. Dentro di sé sentiva rabbia, dolore e mille domande mai risposte. Le bambine, sentendo delle voci, corsero verso la porta e si nascosero dietro le sue gambe.
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