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“Era l’amante”. Giallo ricina, svolta cho* poco fa (1 / 2)

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«Era l’amante»: una frase che cambia la prospettiva

Tra le persone finite sotto particolare attenzione investigativa compare anche una donna descritta dai media come vicina a Gianni Di Vita.

Il suo rapporto con l’uomo è stato esaminato dagli investigatori insieme a quello di altre persone appartenenti alla cerchia familiare e sociale della vittima. Secondo alcune ricostruzioni, nei dispositivi informatici sequestrati sarebbero emersi contatti e relazioni che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire.

È proprio questo il punto più delicato della vicenda.

Una relazione personale, anche quando è oggetto di accertamenti investigativi, non dimostra da sola alcuna partecipazione al delitto. Le responsabilità dovranno eventualmente essere sostenute da elementi probatori e valutate nelle sedi giudiziarie competenti.

Sei persone sotto la lente degli investigatori

A fine agosto alcune ricostruzioni giornalistiche parlavano di un gruppo di circa sei persone al centro dell’attenzione investigativa: tra queste Gianni Di Vita, la donna legata a lui, il marito di quest’ultima, un’amica di Antonella e il parroco di Pietracatella.

Parallelamente, altre fonti hanno riferito di un possibile restringimento del perimetro investigativo e della possibilità di prossimi avvisi di garanzia. Si tratta però di informazioni ancora legate allo sviluppo dell’indagine.

Gli investigatori stanno inoltre analizzando telefoni cellulari, computer e altri dispositivi acquisiti dalla famiglia, nel tentativo di ricostruire comunicazioni e rapporti precedenti alla tragedia.

In un’inchiesta così complessa, anche un messaggio apparentemente insignificante può assumere un significato diverso quando viene collocato nella corretta sequenza temporale.

Chi era davvero il bersaglio?

Un’altra ipotesi emersa nelle ultime settimane ha ulteriormente complicato il caso.

Secondo una pista investigativa rilanciata da Il Tempo, il vero obiettivo dell’avvelenamento potrebbe essere stato Gianni Di Vita e non le due donne morte. In questa ricostruzione, Antonella e Sara potrebbero essere state colpite perché coinvolte nello stesso contesto.

È un’ipotesi ancora da verificare.

Il dato certo, secondo le analisi citate da ANSA, è che nei corpi di Antonella e Sara era stata rilevata un’intossicazione acuta da ricina. Gli accertamenti sul padre, invece, hanno prodotto un quadro differente e non hanno consentito di chiarire completamente l’eventuale esposizione alla sostanza.

Questa differenza potrebbe essere importante per comprendere la dinamica, ma soltanto gli ulteriori accertamenti potranno stabilire cosa sia realmente accaduto.

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