Il risultato finale sono 25 destinazioni e 25 esperienze, scelte attraverso un processo che Hall tiene a definire «completamente indipendente»: «È un processo editoriale, non ci sono interessi commerciali coinvolti». Una volta completata la selezione, nella maggior parte dei casi Lonely Planet torna proprio all’autore che aveva suggerito il luogo e gli affida il racconto.
Messe una accanto all’altra, queste 50 proposte di viaggio raccontano soprattutto questo: nel 2027 continueremo certamente a voler vedere luoghi bellissimi, ma cercheremo sempre più spesso un motivo per rimanervi abbastanza a lungo da comprenderli.
È una tendenza che attraversa l’intero progetto. Viaggi a piedi, in treno o in barca; destinazioni secondarie rispetto alle grandi icone turistiche; esperienze legate alla natura e alle comunità locali. Anche quando la meta è famosissima, Best in Travel 2027 cerca un modo meno prevedibile di attraversarla.
Una filosofia condivisa anche da Presstour by Turisanda, main partner del progetto digital italiano. Irene Landolfi, Marketing Manager Specialist Division di Alpitour World, sottolinea come, in un momento in cui siamo «circondati da stimoli e informazioni», la capacità di selezionare ciò che davvero merita la nostra attenzione sia diventata una parte fondamentale del viaggio.
Ed è anche su questo principio che lavora il team di travel designer di Turisanda. Professionisti specializzati in determinate aree del mondo, che tornano più volte nelle stesse destinazioni, costruiscono nel tempo relazioni con le realtà locali e riescono così, spiega Landolfi, ad «andare a scovare quelle esperienze autentiche» capaci di farci conoscere in modo nuovo anche luoghi che pensavamo di conoscere già. Un approccio che prova anche a superare l’idea che turismo organizzato significhi necessariamente viaggio standardizzato. L’obiettivo è «non soffermarsi sulla superficie della foto più scattata, quella più virale su Instagram, ma entrare nelle pieghe della cultura locale».
Ed è, a mio parere, proprio questa la frase che meglio riassume ciò che emerge dalla nuova lista. Perché il viaggio del 2027 sembra allontanarsi, almeno nelle intenzioni, dalla corsa a collezionare luoghi. Rallentare, scegliere meglio, spostarsi oltre le mete più affollate, lasciare che il tragitto abbia la stessa importanza dell’arrivo e cercare esperienze che permettano di comprendere un territorio invece di limitarsi a fotografarlo.
Il seguito nella pagina successiva
Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!