Quella precedente. Signorina Navarro, da questa parte, per favore. La condussero lungo un corridoio le cui pareti erano ricoperte di opere d’arte che probabilmente costavano più di quanto Elena avrebbe mai guadagnato. In fondo al corridoio c’erano due doppie porte di legno scuro. La receptionist bussò piano e una voce dall’interno disse: “Avanti”. L’ufficio di Maximiliano Alderete era esattamente come Elena se lo aspettava.
Enorme, sfarzoso, progettato per incutere timore. Le vetrate a tutta altezza rivelavano la città che si estendeva sottostante come un regno in attesa di essere conquistato. E lì c’era lui, seduto dietro una scrivania di mogano che sembrava un altare al suo stesso ego. Accanto a lui, Rodrigo, con lo stesso sorriso sprezzante della sera prima, e in un angolo, un uomo in abito grigio che doveva essere l’avvocato che l’aveva chiamata. La signorina Navarro. Maximiliano non si alzò, non fece nemmeno un gesto di saluto.
Quello
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