L’unica luce proveniva da una lampada sopra la porta sul retro che tremolava a intermittenza, come se stesse per spegnersi. Elena camminava lentamente, con i sensi all’erta e il cuore che le batteva sempre più forte. La porta era socchiusa. “Augusto”, chiamò dolcemente, spingendo delicatamente la porta per aprirla.
La cucina era scarsamente illuminata. Le superfici in acciaio inossidabile brillavano debolmente sotto la luce di emergenza, sempre accesa. Tutto era silenzioso. Troppo silenzioso. Augusto, sei qui? Un rumore alla sua destra la fece voltare di scatto. Una figura emerse dalle ombre, ma non era Augusto; era Rodrigo Alderete. Il cuore di Elena si fermò per un istante prima di ricominciare a battere all’impazzata. Istintivamente fece un passo indietro, ma un’altra figura apparve alle sue spalle, bloccandole l’uscita.
Maximiliano Alderete. Buonasera, signorina Navarro. La voce di Maximiliano era dolce, quasi gentile, il che rendeva il tutto ancora più terrificante.
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