Buon pomeriggio… In questi giorni mia nipote Elisa, nel suo girovagare da una stanza all’altra, ha trovato la mia vecchia scatola di latta in cui conservo le foto, le ha rovesciate tutte sul pavimento e, nel riordinarle, mi sono imbattuta in questa, tutta sciupata, in cui c’è il mio babbo poco prima di partire per la guerra.
Nel rimetterla a posto, mi è tornato in mente tutto quello che mi raccontava sul suo ritorno, perché della guerra non ne parlava mai volentieri.
A casa non avevano più sue notizie da 18 mesi e la speranza di rivederlo scemava di giorno in giorno, ma nel 1945, a guerra ormai finita, riuscì a tornare dalla Jugoslavia insieme ad alcuni dei suoi compagni che, dopo l’8 settembre, invece di arrendersi ai Tedeschi si erano uniti ai partigiani di Tito. Arrivati a Roma, ognuno prese la propria strada e il babbo riuscì ad arrivare in treno fino ad Arezzo.
Ma da Arezzo per arrivare a Montalto non c’erano mezzi di trasporto e i circa 70 km di distanza li percorse quasi tutti a piedi, in mezzo alla devastazione lasciata dai bombardamenti dell’esercito tedesco durante la ritirata.
Solo quando fu a Pietraviva, ormai vicino a casa, incontrò il troccolone della zona, cioè il commerciante che con il suo calesse stava andando a Montalto a barattare le sue merci con qualche uovo, qualche pelle di coniglio e qualche prodotto agricolo. Appena incontrò il mio babbo, dopo la gioia di rivederlo sano e salvo, lo fece salire e lo accompagnò… ma prima di arrivare a casa, lo fece scendere di nuovo e gli disse di aspettare dietro una curva, perché prima doveva preparare la nonna Gemma che lo piangeva morto da più di un anno.
Si fermò in fondo alle scale e chiamò: “Donnaaaa!”
La nonna Gemma si affacciò sulla porta per dirgli che non aveva niente da barattare, ma lui continuò: “No, vi volevo di’ una cosa…”
La nonna, una donna austera che non ha mai lasciato trasparire le proprie emozioni, scese le scale di corsa urlando: “Ginoooo!!! Ginoooo!!!”
Non siamo mai riusciti a farle dire se in quel suo urlare il nome del figlio c’era la paura di sentirsi dire che era morto o la gioia e il sollievo di sentirsi dire che era ancora vivo.
Sta di fatto che, alle urla della nonna, il babbo uscì da dietro la curva e si corsero incontro a braccia aperte!
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