Daniel aveva provato a riempire quel vuoto con lezioni, giochi, giardini, feste e ogni lusso possibile. Ma il dolore non riconosce il denaro. Sophie sorrideva di rado, evitava gli estranei e spesso si addormentava stringendo una fotografia della madre. Lui la guardava diventare ogni anno più chiusa, più taciturna.
«I ricchi possono comprare molto, ma non possono ordinare al dolore di andarsene.»
Con il suo metodo rigoroso e pratico, Daniel aveva provato a risolvere tutto. Credeva che la bellezza l’avrebbe addolcita. Pensava che l’eleganza la avrebbe confortata. Immaginava che una donna raffinata e colta potesse conquistare, poco a poco, la fiducia di Sophie. Invece, la bambina aveva ignorato ogni volto scintillante e scelto proprio la persona che nessuno aveva considerato.
«Papà», ripeté Sophie con voce piccola ma decisa, «scelgo lei».
Anna spalancò le labbra e portò una mano al petto. «Me? Sophie… no, tesoro, io sono solo…» si interruppe subito, abbassando lo sguardo.
La frase sospesa bastò a tutti. In quel silenzio si sentì chiaramente l’imbarazzo degli ospiti. Una delle modelle alzò le sopracciglia, offesa. Un’altra lanciò uno sguardo tagliente alla vicina. Qualcuno accennò una risata incredula, subito soffocata da un colpo di tosse.
Daniel irrigidì la mascella. Guardò sua figlia, poi Anna, poi di nuovo Sophie. Anna lavorava nella tenuta da quasi due anni. Era discreta, affidabile, quasi invisibile nel modo in cui spesso le case ricche vogliono che siano i domestici. Lucidava l’argento, sistemava fiori, portava vassoi, piegava biancheria e spariva prima che qualcuno la ringraziasse.
Daniel le aveva rivolto a malapena poche frasi. Eppure Sophie la fissava come se avesse trovato la persona più sicura del mondo.
«Sophie», disse lui con calma, inginocchiandosi, «hai capito bene cosa ti sto chiedendo?»
La bambina annuì. «Voglio lei.»
Anna fece mezzo passo indietro. «Signor Whitmore, io non vorrei mai—»
Daniel alzò una mano e la zittì. Il suo sguardo si fece più severo. Non era rabbia, esattamente. Era sospetto. Lui leggeva le persone per mestiere, vedeva la fame dietro i sorrisi, intuiva l’ambizione prima che diventasse tradimento. E adesso stava osservando il volto di Anna, in cerca di un motivo nascosto.
Ma lei appariva soltanto spaventata.
All’improvviso Sophie attraversò il pavimento di marmo, infilò la sua manina tra le dita tremanti di Anna e pronunciò la frase che rese pallido Daniel.
«Era l’unica che veniva quando piangevo per la mamma.»
Il silenzio diventò ancora più pesante.
«In che senso?» chiese Daniel.
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