E in qualche modo, nel suo piccolo cuore, si era autoproclamata custode della nostra strada.
Giusto per illustrare
————————- Cosa mi disse la signora Elena
La mattina seguente, chiamai il mio supervisore e gli chiesi se potevo arrivare un po’ più tardi. Poi accompagnai personalmente Lily a casa dei vicini.
La signora Elena aprì la porta prima che potessimo bussare.
Quando mi vide, i suoi occhi si riempirono di lacrime.
«Mi dispiace», sussurrò. «Avrei dovuto dirtelo.»
Diedi un’occhiata oltre di lei, verso il soggiorno. Sul tavolino c’erano due tazze: una con il tè, l’altra con il latte caldo. Tra di esse, un piatto di pane tostato. I disegni di Lily erano appesi al muro, accanto a una fotografia incorniciata del signor Daniel.
“Da quanto tempo?” chiesi gentilmente.
“Quasi due mesi.”
Mi si strinse il petto.
La signora Elena si coprì la bocca con una mano tremante.
“La prima mattina che è venuta, ho pensato di essermi immaginata il bussare. Ho aperto la porta ed eccola lì, con il coniglio tra le braccia.” Rise sommessamente tra le lacrime. “Mi ha detto: ‘So che sei sveglio. Posso sedermi tranquillamente se vuoi’.”
Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!