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Mia figlia Emma aveva dieci anni. Vivace, radiosa, unica. Qualche settimana fa, tutto è crollato in una frazione di secondo. Mio marito la stava portando a lezione d’arte quando è avvenuto l’incidente. È sopravvissuto per un pelo. Emma… no. È morta all’istante. Il tempo si è fermato. Le mie gambe hanno ceduto. Un peso schiacciante mi ha schiacciato il petto, soffocandomi. I medici si sono rifiutati di farmela visitare subito, per paura che crollassi completamente…

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A poco a poco, anche il padre, ancora molto debole, si è adattato a questa piccola routine. Osservare i gattini, la loro fragilità, il loro bisogno di tenerezza, ha placato qualcosa dentro di lui. Come se l’amore della figlia continuasse a fluire, in modo diverso, aprendo la strada alla   resilienza familiare  .

Trasformare l’assenza in un’eredità d’amore

Prendersi cura dei gattini era diventato un rituale. Un modo per alzarsi la mattina, per dare un senso a gesti semplici. Una sera, la madre raccolse il braccialetto incompiuto e sfogliò l’album da disegno. Per la prima volta da molto tempo, le apparve un sorriso.

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