Soldati tedeschi bussarono violentemente alla porta della sua casa nel cuore della notte. Lessero il suo nome da una lista e le ordinarono di seguirli.
Sua madre cercò di fermarli.
Suo padre venne colpito con il calcio di un fucile.
Thérèse fu trascinata fuori e caricata su un camion militare insieme ad altre ragazze giovani. Nessuna di loro capiva cosa stesse succedendo.
Pensavano a un interrogatorio.
A un controllo.
A un errore.
Nessuna immaginava il luogo in cui stavano per essere portate.
🔻 Separate. Registrate. Osservate.
Le ragazze venivano selezionate secondo criteri sconosciuti, mentre dietro le porte chiuse iniziavano torture e interrogatori disumani.
Tra le pratiche più temute c’era quella che alcuni sopravvissuti avrebbero poi chiamato “metodo elettrico”: scariche inflitte ai prigionieri durante gli interrogatori per spezzare resistenza, volontà e dignità umana.
Per decenni Thérèse cercò di dimenticare quella domanda sentita dietro la porta.
“Sta già urlando?”
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