La malattia renale cronica, diagnosticata o ancora non riconosciuta, interessa in Italia tra i 3,5 ei 4 milioni di adulti. Un vero e proprio “esercito” che sconta diagnosi troppo spesso tardiva, quando la patologia è ormai in fase avanzata e ha prodotto un danno anche irreversibile all’organismo. Il quadro si complica se si amplia lo sguardo alla stretta correlazione tra reni e cuore, quando uno di questi organi “ammala”. Diventa quindi tanto più importante disporre di strumenti diagnostici capaci di superare barriere organizzative e burocratiche per intercettare precocemente la malattia renale cronica e individuare il rischio cardiovascolare, soprattutto se parliamo di test non invasivi e costo-efficaci.
Come spesso accade, il punto critico è allineare la strategia nazionale e quelle regionali, così come introdurre un nuovo codice di rimborso e standard di laboratorio. Un puzzle che richiede una composizione armoniosa e da cui l’Italia è ancora lontana, mentre la soluzione per identificare precocemente il rischio cardio-renale è sul tavolo e aspetta di essere implementata. A tracciare l’identikit dello strumento è Luca Pinto, Head of Engagement Solutions Italy&Greece di IQVIA, che ha coordinato un gruppo di lavoro multistakeholder sul ruolo del test uACR (rapporto albumina/creatinina urinaria) ai fini della presa in carico tempestiva, una volta identificato precocemente il rischio cardio-renale in pazienti con ipertensione o diabete di tipo 2.