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Malattia renale per 4 milioni in Italia: il paradosso del test che c’è ma «non si vede»

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L’indagine indipendente, frutto del board guidato da IQVIA, è stata presentata a Roma in un evento promosso da Boehringer Ingelheim nella cornice della prima EU Screening Week (28 settembre-4 ottobre), lanciato dalla Commissione Europea per sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’importanza di prevenzione e diagnosi precoce, nel quadro del “Safe Hearts Plan” che mira a ridurre le morti premature premature del 25% entro il 2035, affrontando i principali fattori di rischio. I numeri oggi sono da far tremare i polsi: nell’Unione Europea circa 62 milioni di persone vivono con una malattia cardiovascolare, pari a circa una persona su 7 e anche in Italia le malattie del cuore rappresentano la principale causa di morte con un altissimo costo sociale ed economico tanto che l’impatto sul sistema supera da noi i 40 miliardi l’anno.

L’ispezione e la Roadmap

«La fotografia che emerge dall’indagine – spiega Pinto – è quella di un test clinicamente riconosciuto, tecnicamente semplice e già disponibile ma non ancora inserito in modo uniforme e sistematico nei percorsi assistenziali italiani e con una forte eterogeneità territoriale. Non c’è un problema di indisponibilità tecnica quanto di riconoscibilità, standardizzazione e integrazione organizzativa. L’uACR è già eseguibile ma non è ancora sempre prescritto, identificato, eseguito e utilizzato secondo modalità omogenee». Tradotto: «La frammentazione dei percorsi assistenziali e l’assenza di una codifica univoca complica la gestione dei laboratori«, sintetizza. Pdta diversi, codifica non esistente e pratiche di laboratorio difformi sono gli ostacoli alla diagnosi precoce dell’albuminuria. Mentre la Roadmap elaborata dagli esperti va in tutt’altra direzione: integrazione sistematica del test nei Pdta, identificazione chiara e univoca dell’uACR, gestione di laboratorio condivisa per favorire la standardizzazione e implementazione di questo esame.

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