Sorrise, ma il sorriso non le raggiunse gli occhi.
“È normale”, disse lei. “Sei uscita dall’intervento chirurgico solo ieri. Il dolore dovrebbe diminuire giorno dopo giorno.”
“Ieri?” ripetei. Avevo perso un’intera giornata.
Il mio cuore sussultò. “Dov’è Caleb? Dov’è mio figlio?”
Qualcosa le balenò sul viso, così velocemente che quasi non me ne accorsi. Un’ombra. Poi sparì.
«Suo figlio si sta riprendendo in un altro reparto, signor Morrison», disse. Controllò la mia flebo, sistemò la coperta, sistemò il cuscino. Non mi guardò negli occhi.
“Sta bene.”
«Posso vederlo?» chiesi.
“Non ancora. Avete bisogno di riposare. Entrambi.”
Annuii. Era logico. Avevamo entrambi appena subito un intervento chirurgico importante. Ovviamente ci avrebbero tenuti separati per il momento. Finché Caleb stava bene, era tutto ciò che contava.
O almeno così mi dicevo.
Fissai la benda sul fianco, sentendo il dolore sotto di essa. Faceva male, ma ne valeva la pena, pensai. Perché mio figlio sarebbe sopravvissuto.
Quando alzai lo sguardo, l’infermiera Carol era ancora vicino alla porta, a osservarmi. L’espressione sul suo volto non era di sollievo.
Era qualcosa di diverso.
Aprì la bocca come se volesse dire qualcosa, poi la richiuse. Scosse leggermente la testa e uscì senza aggiungere altro.
Fissai la porta chiusa.
Qualcosa non mi convinceva. Il modo in cui mi aveva guardato, come se sapesse qualcosa che io ignoravo, come se provasse pietà per me.
Ma perché?
Fuori continuava a nevicare. Le macchine continuavano a emettere segnali acustici. Da qualche parte in quell’immenso ospedale, mi dicevo, mio figlio si stava riprendendo.
Almeno, questo è ciò che volevo credere.
Passarono due giorni, una tortura interminabile.
Il primo giorno si confuse con il secondo. I medici andavano e venivano, con indosso camici bianchi e sorrisi pazienti. Gli infermieri controllavano i miei parametri vitali, aggiustavano le mie terapie, annotavano numeri e linee sugli schermi elettronici. Tutti ripetevano le stesse parole con quel tono educato e controllato che ormai associavo agli ospedali americani:
«Signor Morrison, suo figlio sta bene. Si sta riposando.»
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