mi aveva salutato davanti alle mie sedie vuote. “Quando possiamo incontrarci?” “Questo pomeriggio, all’ufficio degli archivi dell’accademia. Porta qualcuno di cui ti fidi.” Stavo quasi per dire che non avevo bisogno di nessuno. Poi guardai fuori dalla finestra e vidi Sofia che mi osservava con due tazze. “Porterò Sofia.” “Bene. E Avery?” “Sì, signore?” “Tuo padre potrebbe provare a parlarti prima. Tu puoi scegliere quando
A mezzogiorno, mamma chiamò di nuovo. Questa volta risposi io. “Avery”, disse in fretta. “Stai bene?” “Sono da Sofia.” “Lo so. La signora Alvarez mi ha mandato un messaggio.” La diplomazia degli adulti fu più rapida del dolore adolescenziale. “Tuo padre ed io vogliamo che tu torni a casa così possiamo parlare.” “Papà è in linea?” “Sì.” “Passalo.” Seguì uno scambio di battute ovattato. Poi arrivò la voce di papà. “Avery.” “Chi era Eleanor Warren?” Silenzio. L’assenza di sorpresa mi disse tutto. “Dove hai sentito quel nome?” “Dal colonnello Pierce.” Il suo respiro si fece più affannoso. “Hai parlato con lui?” “Sì.” “Non avresti dovuto farlo senza di me.” “Ho diciotto anni. Questa cosa mi riguarda.” “Riguarda la nostra famiglia.” “Allora perché l’hai tenuto nascosto?” La sua voce si indurì, ma qualcosa tremò sotto
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