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La busta che la mia datrice di lavoro mi consegnò dopo otto anni

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giovedì.

 

Stessa ora.

 

Stessa casa.

 

Per otto anni.

 

Poi, qualche settimana fa, la signora Whitaker mi disse che si sarebbe trasferita per stare più vicina a sua figlia.

 

 

«Mi sono stancata di avere un intero piano superiore che non uso mai», scherzò.

 

Risi con lei.

 

Ma quando arrivò il giorno di pulire casa sua per l’ultima volta, la cosa mi colpì più di quanto mi aspettassi.

 

Le stanze sembravano stranamente vuote.

 

Sulle pareti c’erano rettangoli più chiari dove per anni erano rimaste appese le foto di famiglia.

 

 

Il calendario, che era sempre stato accanto al frigorifero, era sparito.

 

Metà degli armadietti era vuota.

 

Continuavo ad allungare la mano verso oggetti familiari, per poi ricordarmi che erano già stati imballati.

 

Quando ebbi finito, raccolsi l’attrezzatura e mi avvicinai alla signora Whitaker.

 

Poi le misi in mano la chiave di casa.

 

 

Lei la osservò per un istante.

 

Invece di prenderla, mi richiuse

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