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L’incontro ravvicinato con le oche e il cane Nappino

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Ancora oggi, se vedo un branco d’oche, quegli animaloni che si muovono goffamente su quelle zampette corte barcollando di qua e di là, me ne sto buona da una parte e aspetto che se ne siano andati.

Il mio timore nasce sicuramente perché mi hanno sempre raccontato che da piccola — avrò avuto sì e no tre anni —, incuriosita da un branco di oche che durante il giorno venivano lasciate libere fuori dal pollaio, gli corsi incontro, barcollando anch’io. Loro, ignari delle mie intenzioni gioiose, mi si avventarono contro per beccarmi…

Con me c’era Nappino, il cane e amico fedele della mia infanzia, che cominciò ad abbaiare e ad attaccarli. Le mie urla, lo starnazzio delle oche e l’abbaiare furioso di Nappino richiamarono l’attenzione del babbo, che uscì dalla cantina e, in un impeto di rabbia, ne afferrò due per il collo e li buttò nella scarpata, al di là del muro di cinta del castello!

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