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Mio fratello ne ha cucito uno con i jeans della collezione della nostra defunta mamma, e quello che è successo dopo l’ha lasciata a bocca aperta.

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Proseguì con voce calma e chiara, tanto che tutta la stanza poté sentirlo.

«Si è offerta volontaria qui. Ha raccolto fondi qui. Parlava continuamente dei suoi figli. E ha chiarito più di una volta che i soldi che aveva messo da parte erano per il loro futuro e per le tappe importanti della loro vita.»

Il volto di Carla impallidì.

«Non sono affari tuoi», sbottò lei.

“È diventata una mia responsabilità”, ha detto, “quando ho saputo che una delle mie studentesse aveva quasi rinunciato al ballo di fine anno perché le era stato detto che non c’erano soldi per un vestito”.

Un mormorio si diffuse nella stanza.

Poi indicò me.

“E poi ho saputo che suo fratello minore ne aveva realizzato uno a mano con i jeans della loro defunta madre.”

Ora tutti fissavano apertamente la scena.

Carla cercò di riprendersi. “Stai trasformando i pettegolezzi in teatro.”

«No», disse con tono pacato. «Sto dicendo che deridere una bambina per un vestito fatto con gli abiti di sua madre sarebbe già crudele. Farlo mentre si gestiscono i soldi destinati a quei bambini è peggio.»

Poi un uomo si fece avanti dal corridoio laterale.

L’ho riconosciuto vagamente dal funerale di papà.

Prese il microfono di riserva che gli aveva dato un insegnante e si presentò come l’avvocato che si era occupato della successione della mamma.

Carla si girò verso di lui così velocemente che pensai potesse cadere.

Non alzò la voce. Non ce n’era bisogno.

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