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Non ancora ventenne e appena sposata, nel 1971, mi trasferii ad Arezzo, una città che seppur vicina a Siena e a Montalto non conoscevo affatto. I primi mesi non furono facili;👇👇

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Non ancora ventenne e appena sposata, nel 1971, mi trasferii ad Arezzo, una città che seppur vicina a Siena e a Montalto non conoscevo affatto. I primi mesi non furono facili; l’entusiasmo per il matrimonio e per la nuova vita che avevo appena cominciato mitigavano appena la nostalgia che avevo dell’aria di casa! Trascorrevo i pomeriggi in cui mio marito era di turno in Ospedale passeggiando, guida turistica alla mano, per il centro storico alla scoperta di chiese, palazzi, monumenti… Ma era triste camminare per il Corso senza incontrare una sola faccia conosciuta!
Una mattina, poco prima di Pasqua, dal fornaio , in bella mostra sullo scaffale dietro il bancone vidi delle pagnottine con una crosta marrone che lasciava intravedere le uvette… “Pan coi santi!!!” pensai e, senza chiedere cosa fossero, ne comprai una e, appena fuori, ne staccai un pezzetto pregustando già il sapore di casa. Quella cosa morbida, gialla all’interno e senza noci non aveva niente a che vedere con il mio pan coi santi e, delusa, buttai via tutto! Con il tempo Arezzo è diventata la mia città e da quel momento ho cominciato non solo ad apprezzare la panina gialla, ma anche a cucinarla. Ma soprattutto ho capito che posso apprezzare la panina senza necessariamente tradire il pan coi santi!
La panina gialla è una ricetta tipica della cucina toscana, in particolare di Arezzo e delle sue vallate, vecchia di secoli e tramandata di generazione in generazione; insieme alla panina unta, alle uova benedetta e ai salumi costituiva la colazione pasquale aretina, il pasto che veniva consumato dopo la Messa. Anche oggi panina gialla e panina unta non possono mancare come antipasto del pranzo pasquale

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