fiancheggiavano il corridoio.
Ma la signora Whitaker aveva lasciato apposta il tavolo della cucina e due sedie.
C’erano dei panini che ci aspettavano.
Su piatti veri.
«Siediti», disse.
Esitai.
Lei sorrise.
«So che di solito pranzi in macchina.»
Quelle parole mi bloccarono.
Non mi ero resa conto che se ne fosse mai accorta.
Mi sedetti lentamente di fronte a lei.
Per la mezz’ora successiva, parlammo.
Non come datrice di lavoro e addetta alle pulizie.
Semplicemente come due persone.
Mi parlò dell’appartamento in cui si stava trasferendo, vicino a sua figlia.
Chiese notizie dell’ultimo anno di scuola di Willa.
Ricordava quali università mia figlia stesse prendendo in considerazione.
Ricordava persino che Willa voleva studiare infermieristica.
La cosa mi sorprese quasi quanto tutto il resto.
Finito di mangiare, l’abitudine prese il sopravvento.
Mi alzai e cominciai a impilare i piatti.
La signora Whitaker allungò subito la mano sul tavolo e la posò
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